
Il percorso è uno dei più caratteristici dei Colli Euganei, e anche il più impegnativo perché richiede il superamento di un discreto dislivello. Per questo le normali scarpe da ginnastica sono sconsigliate; meglio degli scarponcini leggeri che impediscono di scivolare sulle rocce.
In circa 4 ore è possibile girare attorno alle creste del Monte Pendice (313 m), prima in quota e poi alla base. Il percorso, nella prima parte, è indicato dalle frecce e dai segnavia bianco-rossi del Sentiero dei Colli Euganei N. 2.
Rocca Pendice è un grande filone di quarzotrachite alcalina, circondato da detrito a est e tufi basaltici a ovest, depositati durante il primo ciclo eruttivo eocenico, fessurandosi in grossi prismi. Il filone è intruso in una faglia durante il secondo ciclo eruttivo dell'Oligocene inferiore, che attraversa gli strati sedimentari di maiolica e scaglia rossa.
Due piccole prominenze orientali sono chiamate Brustola e Concola; a ovest un'altra prominenza è la Pendisella o Pendisetta e a sud si trova il Sasso di San Biagio.
- Descrizione tecnica
Lunghezza: 5,16 km Tempo: 4 ore Quota di partenza: 41 m Quota minima: 41 m Quota massima: 313 m Dislivello positivo: 523 m Dislivello negativo: -522 m Verso del percorso: Antiorario Difficoltà tecnica: Impegnativo

Si parte dalla località Case Zuccato (41 m) a Villa di Teolo seguendo la freccia del Sentiero dei Colli N. 2 che, lasciando sulla destra le case, sale rapidamente attraverso il bosco.
Il primo tratto, dove ci sono ancora abitazioni, presenta una vegetazione abbastanza degradata, con robinia e nocciolo; poi, seguendo la carrareccia con fondo a grossi massi, troviamo il castagno con un sottobosco di fiori primaverili. In breve si esce all'aperto, a fianco dell'antica fattoria “Le Corbeggiare” - ora in fase di profonda ristrutturazione - (112 m) sovrastato dalla parete del Pendice verso la quale siete diretti. Il nome deriva dal termine “corbe”, cioè le ceste fatte con i rami di salice che servivano a trasportare l'uva.

Prendete la strada (Via Calti Pendice), girando a destra. Sul calto che vi apprestate a superare, si trova una pianta poco diffusa sui colli, l'ontano.
Dopo 350 m sulla strada con robinia, carpino bianco e ailanto, poco prima di una strada privata sulla destra si vede sulla sinistra il sentiero che risale lungo il bosco di castagno e robinia; è segnalato 20 m prima con una freccia.

Continuate a salire dritti, su un tratto ripido con gradini di tronchi, fino a giungere alla base della parete rocciosa detta “la Palestrina”.

Proseguite a destra lungo la falesia fino ad arrivare alla Sella di Rocca Pendice, dove si trova una tabella informativa.

Si comincia a salire ripidamente a sinistra, lungo un sentiero sistemato con tronchi, verso la Palestra delle Numerate 📷, intitolata all'alpinista cieco Toni Gianese, attraverso un bosco a robinia, che diventa più variegato nella parte terminale, fino a giungere alla forcella della prima cresta.
Deviazione. Prima di giungere ai piedi della parete rocciosa si consiglia una piccola deviazione a destra, per vedere il Sasso delle grotte 📷. Si tratta di una parete ricca di bolle dovute alla degassazione della lava e in seguito allargate dall'azione degli agenti atmosferici e dall'intervento dell'uomo che, forse, utilizzava come rifugio.

Tornando indietro si risale sulla forcella, dove c'è da superare un piccolo tratto roccioso, facilitato da una catena per non scivolare [ATTENZIONE. Il tratto è impegnativo e si scivola, specialmente se la roccia è bagnata!]. Dalla sommità di questo spuntone vedete la parete delle Numerate nella parte più alta e si può ammirare un vasto panorama, da un lato verso i Berici e i Lessini, dall'altro le Prealpi e la pianura. La vegetazione è qui più varia e compare il leccio e l'erica arborea.


Subito dopo arrivate ai primi resti del castello della Speronella 📷 (il primo nucleo risale al X secolo): una scala di ferro vi consente di salire su un muro di pietra duecentesco; camminandovi sopra, arrivate a uno spiazzo, sul quale si può incontrare l'ormai raro fiordaliso (Centaurea cyanus).
Girando a sinistra, lungo il muro, giungete alla sommità della Rocca Pendice, con l'altare dedicato a uno studente precipitato dalle rocce nel 1933, dietro il quale si ergono la mole del Monte Grande (476 m) e del Monte della Madonna (526 m). La vegetazione è costituita da olmo, acero, bagolaro, lillà, orniello. Anche da qui si ammira un ampio panorama 📷 dei Colli verso il Monte Pirio (328 m).


Dalla parte opposta, un sentierino fra due muri scende fino ai resti di una parete a strapiombo dalla cui finestra 📷 potete osservare il panorama con il profilo del Monte Lozzo (324 m) e a sinistra il Monte Venda (601 m), sotto al quale si vedono le Forche del Diavolo (245 m).
Continuando a destra si scende passando per la torre di guardia, superando una cisterna per l'acqua piovana, coperta da una grata metallica. Si volta a sinistra e, attraverso i resti della rocca e di un alto muro ancora in piedi, si arriva in breve alla sella.

Inizia ora il percorso in saliscendi che costeggia i massi delle creste fino all'abitato di Castelnuovo.
Su un masso della sella trovate il segnavia bianco-rosso: salite a sinistra.
Con questa prima salita arrivate a un tavolato roccioso, dal quale si gode di un ampio panorama 📷: la torre di guardia della Rocca, il Monte Pirio e i circostanti Colli.
Subito dopo c'è la Punta della Croce, che può essere raggiunta da una breve arrampicata.
Dalla successiva sopraelevazione si possono scorgere gli spuntoni rocciosi della Punta della Croce coperti dai lecci, quando gli alberi sono spogli.


Dopo una discesa ripida tra i massi, fra specie tipiche della macchia mediterranea: leccio, erica arborea, cisto, nespolo, mantenendo sempre la sinistra, arrivate a un'altra sopraelevazione.

Superata l'ultima sella si arriva a una radura con i ruderi duecenteschi del castello dei Maltraversi, vicino ai quali doveva esserci l'antica chiesa demolita nel '500, quando è stata costruita la nuova chiesa parrocchiale poco più avanti. Di questi resti rimane ben poco, se non qualche parte di muro e alcuni scalini. Da qui e dal terrazzamento successivo si può vedere l'attuale cinquecentesca Chiesa di San Biagio 📷 di Castelnuovo e il panorama dei Colli orientali.


Attraverso ripidi scalini di pietra e di tavole, si scende sulla strada asfaltata (Via Castelnuovo) di fronte alla chiesa. Qui si trova l'area attrezzata, sotto la mole del Sasso di San Biagio 📷.
Girate a sinistra e seguite Via Calti Pendice per un centinaio di metri, fino all'imbocco del sentiero, con sbarra di legno e tabella informativa.

Inizia ora il percorso di ritorno, privo di segnavia, in lenta e costante discesa, attraverso un fresco bosco di castagno, passando sotto la falesia delle Numerate 📷, fino ad arrivare alla Palestrina.
Scendete a destra e in breve tempo arrivate alla strada asfaltata di Via Calti Pendice.
Ora non vi resta che girare a destra verso Le Corbeggiare e ripercorrere lo sterrato, fino a scendere al piazzale di Case Zuccato.
