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Monte Cero

 

In questa pagina proponiamo un giro ad anello, di circa 2 ore, attorno al Monte Cero, senza salire sulla vetta, che sarà oggetto di un altro percorso. Poiché una parte si svolge su strada asfaltata, si consiglia di evitare le giornate troppo calde.
Il percorso segue, in senso inverso, l'Anello naturalistico del Monte Cero, che comprende parte del Percorso delle Fontane. Non troverete nessun segnavia lungo il percorso, solo una targa in pietra, ogni tanto, nel primo tratto, e questo può portare a prendere il bivio sbagliato.

Il Monte Cero (409 m) è un tipico laccolite di eruzione, prevalentemente di quarzotrachite alcalina, circondato da detrito e scaglia rossa, con residui di marna euganea, tufi basaltici attorno a Calaone e lave riolitiche a nord e a sud.
La parte occidentale nelle vecchie mappe è chiamata Dosso Motolo.

 

Panorama del percorso

Nella foto sotto abbiamo una visione d'insieme del Monte Castello, Monte Salarola, Colle Santa Veronica, Monte Cero.

 

Fin dall'epoca dei Paleoveneti il monte è stato oggetto di estrazione di trachite, ma è negli anni '60 del secolo scorso, con l'apertura di 4 cave, che ci sono stati i primi seri problemi, soprattutto lungo la strada che collega Calaone a Este e in località Meggiano Alta, dove sono crollate alcune case.
La cava di Rivadolmo è stata riqualificata in Parco delle Ginestre.

 

Descrizione tecnica
Lunghezza:4,8 km
Tempo:2 ore
Quota di partenza:116 m
Quota minima:98 m
Quota massima:234 m
Dislivello positivo:231 m
Dislivello negativo:-231 m
Verso del percorso:Orario
Difficoltà tecnica:Facile

 


Visualizza a schermo intero

 

Vegro di via Vallesana Via Vallesana e Monte Cero

Il percorso inizia lungo via Vallesana, la strada che porta a Calaone, tra Valle San Giorgio e Baone. Si può parcheggiare alla fine del vegro 📷 che incontrate dopo il “Ristoro La Vallesana”.
Sul vegro, con fondo di scaglia rossa, in primavera sono presenti diverse specie di orchidee (sempre meno in questi ultimi anni), ginestre, rosa canina, ailanto e la rara ruta patavina (Haplophyllum patavinum).

Salite lungo la via asfaltata, che davanti a voi offre la vista del Monte Cero e a sinistra vi accompagna una bella siepe di Pyracantha coccinea, con bacche rosse, dietro la quale si trovano vigneti e oliveti che rivestono la costa sopra Ca' Tripoli. A destra c'è il sollevamento di scaglia rossa prodotto dalla lava - da qui il nome Scaiara, o Scajàre - coperto dalla vegetazione. 
Lungo la strada si incontrano piante di carpino nero, orniello, roverella, albero di Giuda, ailanto, scotano, ginepro e il raro terebinto (Pistacia terebinthus), che si trova solo in questa zona e sul Monte Cecilia; si riconosce dai piccoli frutti rossi in grappolo, che maturano d'estate e sono commestibili, e dalle foglie che spesso hanno delle galle a forma di banana, provocate dalla puntura soprattutto di afidi.
Nelle stradine a destra trovate un rimboschimento di pini 📷 frutto di un insensato rimboschimento. 
Se vi voltate indietro, il panorama 📷 ci mostra: a sinistra Valle San Giorgio, con il bel campanile, parzialmente coperta dalla vegetazione, il Monte Gemola (267 m), con dietro il Monte Venda (603 m), il Monte Fasolo (301 m); al centro il Pajone e le Marlonghe (120 m) a destra il Monte Ventolone (408 m) e il Monte Piccolo (316 m).

 

Passaggio verso il calto Ponticello

Si continua a salire per circa 800 metri e poi inizia la discesa fino a un tornante che piega a sinistra. Il fondo ora è di lava riolitica.
Tra i due guardrail, a sinistra, c'è il passaggio - poco visibile perché parzialmente ostruito dai rovi - che si inoltra nel bosco. È preannunciato poco prima con la targa del percorso, ma non ci sono altre segnalazioni.
Dopo 60 m, attraversando la tipica vegetazione degli ambienti umidi (castagno, robinia, rovere, sambuco e sottobosco di pungitopo), si scende a destra sul ripidissimo fianco del Calto delle Mùneghe, sul fondo del quale si trova la Fontana dee Muneghe 📷.

Secondo una leggenda, tre monache benedettine del vicino monastero, posto sulla cima del Monte Salarola, erano scese a prendere l'acqua. Dal costone roccioso, chiamato Carèga del Diavolo, coperto a sud da una macchia di lecci - che dovrebbe corrispondere al Colle Santa Veronica -, il Tentatore le abbagliava. Le monache, per non cedere alle sue lusinghe, annegarono nella fontana, che da quel giorno si ricoperse di fiori.
Sulla parete in fondo della fontana ci sono resti di affresco in cui sono rappresentate 3 croci 📷, in memoria delle monache (potrebbero anche essere le croci di Gesù e dei due ladroni).

Sul rio è stato costruito un ponticello di ferro, ricoperto di tavole di legno, ormai in gran parte marce, ed è visibile la piastra 📷 con la denominazione della fontana.
A destra del ponticello, c'era una recente recente struttura di trachite che portava l'acqua dentro un catino di trachite, ma uno smottamento 📷 ha coperto praticamente tutto.

Superato il ponticello, si sale a sinistra e, quando si arriva al bivio, si sale a destra fino alla strada asfaltata, che è diventata Via Salarola.

 

Monte Salarola ex Monastero di Santa Margherita

Subito dopo, a sinistra c'è il lastricato che porta sulla cima del Monte Salarola (202 m), un piccolo rilievo di riolite. Purtroppo l'accesso è interdetto da un cancello che impedisce la salita.
Sulla sommità si trova l'antico Monastero di Santa Margherita sorto nel 1179 e soppresso nel 1459 (o 1572). Sui suoi resti sono sorti edifici rurali ora abbandonati.
Da un antico documento risulta che le monache benedettine accolsero la nobile Beatrice d'Este all'inizio della sua vocazione.

 

Incrocio di Calaone Villa Boldù Dolfin

Si riprende la salita tra un ceduo di castagno e qualche maronaro, percorrendo la cresta del Colle Santa Veronica (214 m), costituito da lave riolitiche come il Monte Salarola, con a sinistra alcune case.
Il panorama 📷 ci offre la vista del Covolo (141 m), del Monte Cecilia (199 m), del Monte Ricco (325 m), la Rocca (151 m) e, più avanti, il Monte Castello (316 m) 📷, ricoperto da castagneto, roveri e robinie, con l'immancabile croce in cima, la piazza di Calaone e a destra i coltivi.
Si giunge infine a Calaone (Calaone - 226 m), posto sulla sella tra il Monte Cero e il Monte Castello.
All'incrocio, trovate a sinistra il piazzale della Parrocchia dedicata a Santa Giustina Vergine e Martire 📷, ristrutturata nel XVIII secolo sui resti di un'antica chiesetta le cui testimonianze risalgono al 1114. In fondo alla piazza c'è Villa Boldù Dolfin, ora Pietrogrande 📷, invisibile d'estate per l'abbondante vegetazione.

 

Capiltello Bivio Trattoria Tre Camini

All'incrocio si gira a destra, seguendo Via Capitello fino a quando, dopo un capitello, arrivate a un bivio, dove c'è la Trattoria “Tre Camini”. Voi, qui prendete a destra Via Cero di Mezzo.
Si percorre tutta la strada fino alla fine, in corrispondenza di Casa Pettinato, in progressiva e lenta discesa, attraverso un piacevole tratto tra olivi e siepi di rosmarino 📷.
Poco prima, sulla destra, parte il sentiero dell'Anello Alto del Monte Cero, che faremo in un'altra occasione.
A destra della strada l'oliveto è sovrastato dall'enorme squarcio di cava 📷, che arriva fin quasi agli orrendi ripetitori.
Sotto il manto stradale e le abitazioni circostanti si trova nel primo tratto la marna euganea, più avanti tufi e ialoclastiti prodotte da esplosioni sottomarine e infine la quarzotrachite.

 

Inizio sentiero di ritorno Bivio con due alternative

Arrivati a Casa Pettinato, dove finisce la strada, avete davanti a voi l'inizio del percorso di ritorno lungo il versante settentrionale del monte. Per questo la vegetazione è costituita prevalentemente da castagno.
Il primo tratto del sentiero è abbastanza ampio e lastricato di trachite, poi si restringe e sul fondo è sparso del detrito incoerente che rallenta la discesa.
Arrivati al bivio avete due possibilità.

 

Bivio Boschetto di carpini

Il sentiero che vi porta direttamente al punto di partenza prevede che scendiate sempre dritti.
Superate un bivio e, quando arrivate in prossimità un'ampia curva, poco prima c'è un altro bivio: prendete il sentiero a destra.
Continuate in mezzo al bosco, tra castagno, carpini e robinie, finché si allarga, diventa pianeggiante e sbuca su Via Vallesana, dietro un gruppetto di carpini.
Purtroppo la caduta di alcuni alberi ha reso disagevole il sentiero in alcuni punti.

 

Bivio Sentiero tra robinia e pungitopo

Pertanto conviene prendere l'altro sentiero, di uguale lunghezza, con le stesse caratteristiche ambientali e sbuca un po' sopra il punto di partenza.
Al bivio, quindi, salite a destra. Subito dopo incontrate un maestoso maronaro 📷.
Quando il sentiero comincia scendere, trovate un bivio: voi dovete riprendere a salire a destra.

 

Sentiero nella Vaesana Parte terminale del sentiero

La prima parte del sentiero presenta un bosco misto di castagno, carpino bianco, olmo, tiglio, poi diventa più aperto, con robinia e siepi di pungitopo.
Continuate a scendere attraverso l'ombroso vallone della Vaesàna, tra castagno, rovere e carpino, trascurando i due sentieri che scendono da destra e quando il sentiero si fa pianeggiante, la vegetazione diventa termofila, con la comparsa dello scotano.
Alla fine si sbuca su Via Vallesana; scendete a sinistra E dopo un centinaio di metri siete al punto di partenza.

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